Salotto Buono

Coccolarsi su un “salotto buono”

Dopo le mode passate degli anni ’80, con i famosi divani a tre posti, che poi avevano il due posti e la poltrona  a complemento, negli anni ’90 i designer si sono cimentati nel progettare tipi di sedute e divani  più destinati a farsi notare nei vari  salone del mobile – e naturalmente a far scalpore –  che a soddisfare le reali e esigenze delle famiglie nelle loro case.

Era il tempo in cui era difficile trovare un salotto normale, ove per “normale” si intende una seduta di buona qualità con profondità media e densità di seduta e altezza tale da consentire a tutti di rialzarsi senza l’ausilio di un braccio pietoso o l’affanno di un barcollare incerto in prossimità di tavolini insidiosi perché “100% spigoli”.

Il tutto creato e prodotto da designer che  volevano certamente sperimentare e stupire (e per la maggior parte delle volte ci sono riusciti), ideando modelli che sono anche diventati icone di design, ma che forse avevano poco a che fare con i comuni mortali che a casa loro vogliono soltanto un divano comodo e super accogliente sul quale rilassarsi dopo un’intera giornata di lavoro.

Eravamo nel pieno del clima lounge: neo-coppie che investivano gran parte del loro budget per il nuovo salotto – ormai reputato a tacita e silenziosa maggioranza “living” – su specie di navicelle spaziali imbottite rivestite di tessuto che poi, con la nascita del primo figlio e il cambio delle abitudini (oltre a quello dei pannolini) si ritrovavano a guardare quell’oggetto non identificato come se fosse atterrato in casa per caso. E così il tanto desiderato ”oggetto di design” finiva per essere messo in vendita con un annuncio tipo: “Divano nuovo di zecca, mai usato (per forza!), modello molto particolare, vendesi a single o coppie senza figli, astenersi deboli di schiena”.

La buona notizia è che dopo queste inevitabili sperimentazioni, il mondo dell’imbottito si è dato una regolata e tutti i marchi più importanti, hanno iniziato a produrre splendidi modelli contemporanei, di tendenza, ma con altrettante splendide sedute, confortevoli e funzionali;  banditi dunque  gli schienali kitsch multicolor effetto ali di pavone, sedute con cuscini stile poltrona-pouf di Fantozzi e braccioli sui quali se capitava di sedersi, ci si ribaltava rovinosamente!

Ora il “salotto buono” ha dimensioni contenute e rispettose dell’ambiente in cui è inserito e delle esigenze delle persone che lo vivono.

Qualche volta si ritrovano ancora forme ispirate all’idea borghese del ricevere anni ‘60-’70, oppure riappare qualche riedizione di design colto e comunque mai estremo, ma nulla è mai lasciato al caso. E le sedute, di pelle o rivestite con tessuti tecnici dalle svariate trame e colori,  grazie al contrasto con il legno o l’acciaio delle strutture, diventano  elemento unico e distintivo, nonché catalizzatore dell’angolo relax, di cui nessuna casa, piccola o grande che sia, può davvero fare a meno.

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